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“L’avvocato Armando Cecatiello è un esperto matrimonialista sostenitore di un metodo per dirsi addio correttamente: «Con la Pratica Collaborativa…»

Si riporta l’articolo di Paola Molteni pubblicato sul settimanale Vero relativamente alla pubblicazione del libro dell’avvocato Cecatiello dal titolo “Separarsi bene con la pratica collaborativa”. (gennaio 2018).

 


 

I casi di separazione sono in costante aumento in Italia. L’avvocato Armando Cecatiello è un esperto matrimonialista sostenitore di un metodo per dirsi addio correttamente: «con la pratica collaborativa ci si lascia ma senza ridurre in miseria l’ex coniuge»; «l’obiettivo è evitare guerre, trovando soluzioni sostenibili per entrambe le parti», spiega il legale, «e soprattutto rispettose per la vita dei figli».

 

Istat: sono oltre 82mila i divorzi ogni anno.

Intanto  separazioni  e  divorzi  aumentano   in Italia.  Secondo le ultime rilevazioni Istat del 2015, a separarsi sono stati in 91.706, il 2,7 per cento in più rispetto all’anno precedente, il 53,6 con figli minori. Il boom però riguarda il numero di divorzi, che è stato di 82.469, in aumento del 57 per cento rispetto al 2014, con un’incidenza di 13,6 casi ogni 10mila abitanti, una prevalenza nel Centronord rispetto al Sud e una crescita dal 32 al 40 per cento di divorziati con figli minori. Un’impennata che si può associare solo in parte all’introduzione del cosiddetto divorzio breve, dato che la legge è entrata in vigore nel mese di maggio. In quasi nove casi su dieci l’affido dei figli è condiviso, solo l’8,9 per cento rimane esclusivamente alla madre. La quota delle separazioni in cui la casa coniugale è assegnata alle mogli aumenta dal 57,4 per cento del 2005 al 60 del 2015 e arriva al 69 per le madri con almeno un figlio minorenne. Si mantiene stabile anche il numero di separazioni con assegno di mantenimento corrisposto dal padre: 94 per cento.

 

“Un divorzio civile è una contraddizione in termini”. Così diceva l’avvocato del film ‘La guerra dei Roses’, in cui si raccontava la lotta senza esclusione di colpi tra due coniugi in procinto di lasciarsi. E in guerre, piccole e grandi, si riducono ancora oggi tante separazioni: si litiga per l’assegno di mantenimento, per il tempo che i figli trascorreranno con uno o l’altro genitore, sulle vacanze, sulle case. Sono guerre quasi sempre senza vincitori che finiscono in tribunale con accordi spesso non rispettati e persone mai in pace. Per fortuna, però, anche sul fronte legale si è cominciato a capire che nelle crisi familiari non c’è nessuna battaglia da vincere e che la vittoria consiste nel trovare soluzioni condivise, tarate sui bisogni di tutti, a cominciare da quelli dei figli.

Negoziazione e più empatia

È secondo questa nuova prospettiva che nasce negli Stati Uniti e si sta affermando un po’ ovunque la pratica collaborativa, un approccio alternativo che offre ai coniugi la possibilità di dividersi in modo sereno, imparando ad abbassare i toni del conflitto. Ci si separa senza ricorrere al giudice ma attraverso l’operato di un legale per ogni parte, che consente a marito e moglie di scegliere le condizioni più favorevoli per una nuova vita, preservando come interesse superiore quello dei figli. Avvocati collaborativi, appunto, formati alle tecniche di negoziazione e all’empatia, collaborano con un team interdisciplinare di professionisti in campo finanziario, psicologico e comunicativo per arrivare a formalizzare un accordo che prevede soluzioni sostenibili e rispettose, anche nelle vicende più contenziose. «È il soddisfacimento delle esigenze di ciascuna parte a spiegare l’importanza di questo modo nuovo di separarsi», fa notare Armando Cecatiello, avvocato matrimonialista milanese, da oltre vent’anni sul fronte dei casi di diritto di famiglia, che si è specializzato in pratica collaborativa e ha appena pubblicato il libro Separarsi bene con la pratica collaborativa (edizioni Red).

L’assegnazione della casa

«Non si lavora più per formulare provvedimenti giudiziari che possono anche ridurre in miseria una o entrambe le parti, ma ci si impegna per individuare percorsi che consentano a ciascuno di rifarsi una vita. Non è detto che ciò che è stato considerato per anni il risultato legale più importante di  una  separazione risponda al bisogno concreto delle persone. Prendiamo la questione della  casa»,  indica l’esperto, «ottenere l’assegnazione della dimora per un solo coniuge, lasciando l’altro in balia delle spese di un affitto, può non essere un successo. Per esempio, per una coppia che abita in una casa in centro e ne sostiene con fatica le spese di un mutuo, sarebbe piuttosto un vantaggio vendere quell’immobile e con le quote ottenute acquistare due diversi appartamenti: significherebbe alleggerirsi del peso economico e facilitarsi l’ingresso in una vita rinnovata». A questo obiettivo punta la pratica collaborativa: «La separazione non va più intesa come un dramma o una guerra ma come una rinascita. Quindi promettiamoci del bene anche dopo una separazione, per consentire un futuro sereno a noi stessi e all’altro e per continuare a restare insieme ancora come genitori. Solo così il veleno delle discordie smetterà di girare. E chissà, magari qualcuno riuscirà a ricredersi anche dell’addio».

 

Percorso comune

articolo vero

 

 

Un modo nuovo per lasciarsi serenamente. Così è la “pratica collaborativa”, un approccio interdisciplinare (non solo legale) grazie al quale in una separazione non si lavora più per formulare provvedimenti giudiziari che possono anche ridurre in miseria una o entrambe le parti, ma ci si impegna per individuare percorsi che consentano a ciascuno di rifarsi una vita.

Un libro per capire, “Separarsi bene con la pratica collaborativa” (edizioni
Red, a lato la cover) è il nuovo libro dell’avvocato Armando Cecatiello.

 

 

 


 

 

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